Torniamo a parlare del dottor Salvatore Parisi. Chimico di grande esperienza e membro di spicco della AOAC International, di cui vanta un’affiliazione decennale, ha recentemente conquistato l’elezione a President-elect (Vice-presidente) della sezione Europea. Il mandato scadrà il 30 Giugno 2027, dopo di che Parisi prenderà il ruolo di Presidente. Durante la sua carriera Parisi ha ottenuto numerosi premi, per l’eccezionale contributo nel settore chimico e analitico. In questa intervista esploreremo la sua visione per il futuro dell’Associazione e le prossime sfide riguardo all’integrità dei prodotti alimentari.
Come nuovo President-elect di AOAC Europe quali obiettivi principali ritiene che si debbano raggiungere durante il suo mandato?
«La nostra Sezione ha fino a ora cercato di aumentare la coesione tra i membri in Europa tramite diversi modi e canali. Per il futuro, si vuol promuovere l’eccellenza scientifica e l’integrazione europea agendo come un ponte tra la ricerca accademica e il mondo della chimica analitica industriale. Lo scambio d’informazioni, idee, e nuove strategie tra scienziati è un fatto molto positivo, e il collegamento con altre Associazioni scientifiche e Ordini Nazionali è utile in termini di networking e rappresentanza unitaria. L’organizzazione di conferenze e la pubblicazione di studi nel campo della chimica analitica hanno già facilitato, e si vuole continuare così, la coesione tra i membri Europei, con un occhio ad altre realtà continentali. Un’occasione sarà, ad esempio, un webinar sullo sviluppo dei sistemi agroalimentari in Africa e sul ruolo cruciale della Chimica in tal senso, e tale webinar sarà condotto da me il 21 Maggio 2026 in rappresentanza della sezione Europea AOAC. Dettagli ulteriori saranno pubblicati sul sito».
La sezione Europea di AOAC organizza spesso eventi su temi all’avanguardia, come i “novel food”, le fonti proteiche alternative e i test sui bio-saggi. In che modo l’associazione affronta le sfide metodologiche legate a questi nuovi prodotti e alle relative analisi complesse?
«La nostra Sezione si è interessata a temi molto diversi tra loro recentemente. Filo conduttore tra tutti è la novità della matrice analitica (i novel foods sono un eccellente esempio), ma anche la tipologia dei saggi (bioassays, metodi non focalizzati su targets specifici) è una sfida notevole. Da qui nasce il bisogno di proporre requisiti standardizzati di prestazione analitica (criteri minimi che un metodo analitico dovrebbe soddisfare per essere considerato adatto allo scopo). In sintesi, si tratta di proporre nuove strade che facilitino l’accettazione dei nuovi metodi in sede Nazionale ed Internazionale. I recenti simposi congiunti, incluso il Joint NMKL & AOAC Europe Novel Food Symposium (2 Giugno 2025 con il Nordic Committee on Food Analysis) vanno avanti da molti anni, con risultati notevoli in termini di audience».
Quale settore specifico ritiene necessiti oggi della maggiore attenzione scientifica a livello europeo?
«Nel campo della chimica analitica, molto ci sarebbe da dire e parecchi settori (food & beverage, packaging, non-food chemicals) sarebbero da attenzionare, in ambito Europeo. Mi permetto di osservare che la tematica dell’Intelligenza Artificiale (IA) è diventata un punto d’importanza notevole, in Europa e non solo, per le implicazioni che essa pone in ambito di ricerca e sviluppo. Me ne sono occupato nel Comitato di Salute e Sicurezza di AOAC International, e anche in un intervento recente a nome di AOAC Europe Section sull’impiego di simili sistemi per combattere il rischio allergenico (the First International Conference of Artificial Intelligence in Health Sciences, Amman e Al-Salt, Giordania, 29-30 Novembre 2025).
AOAC Europe fa incontrare costantemente professionisti del governo, dell’industria e dell’accademia. Come pensa che AOAC Europe possa rafforzare ulteriormente questa collaborazione intersettoriale?
«A mio parere, il networking è essenziale, soprattutto di questi tempi. Associato a quest’attività va annoverato il tema della rappresentanza unitaria, nel senso che i membri di un’Associazione trovano interesse nell’apprendimento continuo ma anche nella capacità di agire uniti piuttosto che in forma isolata. In altri termini, la divisione non fa crescere, e l’unione è proficua per tutti».
L’associazione offre numerosi programmi di formazione ed educazione per i professionisti. Quali consigli desidera dare a un giovane chimico che vuole intraprendere una carriera focalizzata sui controlli di laboratorio e sull’assicurazione della qualità degli alimenti?
«In realtà, il Chimico oggi può operare in settori diversissimi tra loro e forse non correlabili all’attività di laboratorio, se non in modo indiretto. Nell’ambito squisitamente analitico, punterei contemporaneamente sulle classiche modalità d’analisi alimentare (HPLC, spettrometria, ecc.) e sulla sinergia di queste con i programmi di IA in tema di “risk mapping” (valutazione delle matrici alimentari alla ricerca degli allergeni, e non è che uno tra i possibili spunti). In quanto all’assicurazione della qualità degli alimenti, un approccio orientato alla gestione del rischio è obbligatoria, come anche un’attenzione particolare alla certificazione della qualità di prodotto e processo. Un modo che comprenda entrambi gli aspetti sarebbe la valutazione dell’alimento in termini di “prodotto a valore aggiunto”: quest’approccio include aspetti diversi (autocontrollo alimentare, shelf-life, progettazione, fattibilità economica, divisione dei canali di vendita, ecc.) e non legati solo alla chimica di laboratorio. Avendo realizzato dei documenti in quest’ambito di rilevanza Internazionale, e di cui darò notizia a breve, penso che sia una buona strada».