Roma, 29 giugno 2026 – «Un parere non è una legge. Un’approvazione in esame preliminare non è una norma vigente. Uno schema di regolamento non è un DPR emanato. Presentare il provvedimento sulla professione di biologo come se avesse già prodotto effetti definitivi significa confondere il piano della comunicazione con quello delle fonti del diritto».
Lo dichiara la presidente Nausicaa Orlandi assieme a tutto il Comitato Centrale della nostra Federazione, replicando alle dichiarazioni del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei biologi, in merito alla questione sollevata riguardo alla necessità di stabilire competenze chiare tra i diversi ambiti.
«Non è la presidente della FNCF a essere stata attaccata. È stato attaccato il Comitato centrale, è stata attaccata la Federazione ed è stata denigrata un’intera categoria professionale. Una categoria che ha una storia antica, nata nel 1928, molto prima dell’istituzione della professione di biologo nel 1967, e che non ha bisogno di lezioni né di caricature da parte di nessuno».
La replica della Presidente
«Spiace doverlo ricordare – continua Orlandi -, ma gli Ordini professionali non sono associazioni private nate per difendere interessi corporativi. Sono enti pubblici posti a tutela dell’interesse generale. Servono a garantire che nei luoghi in cui si esercitano attività rilevanti per la salute, la sicurezza, l’ambiente e la tutela dei cittadini operino professionisti con una formazione coerente, un’abilitazione verificata, un esame di Stato superato, regole deontologiche chiare e responsabilità precise».
«Per questo la lotta all’abuso professionale non è una battaglia di potere tra categorie. È una forma di tutela dei cittadini. Quando un Ordine interviene, lo fa perché ha il dovere pubblico di garantire qualità, competenza, correttezza, sicurezza e tutela della salute dei cittadini».
«Spiace dover richiamare principi elementari, ma necessari: il provvedimento di cui si discute è stato approvato dal Consiglio dei ministri in esame preliminare. Non è ancora diritto vigente, non è stato emanato come DPR, non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e non può essere presentato come se avesse già attribuito “per legge dello Stato” competenze definitive, chiare e inequivocabili. Né può essere impropriamente indicato come decreto legislativo: il percorso di cui si discute riguarda uno schema di regolamento destinato, ove concluso, ad assumere la forma di decreto del Presidente della Repubblica. Il diritto amministrativo, per fortuna, non funziona per entusiasmo editoriale».
«Sorprende che il presidente di una Federazione nazionale utilizzi toni così poco consoni a un confronto tra enti ordinistici e, nello stesso tempo, presenti come concluso un percorso che concluso non è. Tra Omero e la Gazzetta Ufficiale, chi rappresenta una professione sanitaria dovrebbe avere pochi dubbi su quale fonte consultare».
La questione posta dalla FNCF è semplice: competenze complesse in ambito chimico, chimico-fisico, ambientale e impiantistico non possono essere attribuite con formulazioni generiche, né possono essere delimitate solo attraverso interpretazioni successive. Se il limite è il “punto di vista biologico”, quel limite deve essere scritto nella norma. In modo esplicito. In modo chiaro. In modo non equivocabile.
Nel corso del confronto istituzionale svolto presso il Consiglio superiore di sanità, al quale la FNCF ha partecipato nelle sedi competenti, è emersa con chiarezza una questione centrale: le eventuali attività aggiuntive attribuite alla professione di biologo devono essere lette e applicate entro il perimetro proprio della professione, e dunque secondo il criterio del “punto di vista biologico”, che ne costituisce l’elemento distintivo.
Questo significa che espressioni come certificazione, redazione di rapporti di prova, analisi e controllo degli inquinanti o gestione di impianti di trattamento non possono essere intese in senso generico, esteso o indifferenziato. Devono invece essere ricondotte agli ambiti nei quali il biologo possiede una competenza professionale coerente con il proprio percorso formativo, con l’abilitazione conseguita e con le attribuzioni riconosciute dall’ordinamento.
«È proprio per evitare equivoci interpretativi che la FNCF ha chiesto di inserire nel testo riferimenti espressi all’ambito biologico. Non si tratta di una precisazione formale, ma di un’esigenza sostanziale: rendere chiaro che le attività richiamate, quando riferite alla professione di biologo, riguardano gli aspetti biologici delle matrici ambientali e dei relativi processi, e non qualunque attività certificativa, qualunque rapporto di prova, qualunque analisi o qualunque gestione o collaudo impiantistico industriale».
La chiarezza terminologica, in questo caso, non è un dettaglio redazionale. È lo strumento necessario per evitare incertezze applicative e danni correlati alla salute. Se il criterio interpretativo è quello del “punto di vista biologico”, tale criterio deve emergere dal testo normativo in modo espresso, stabile e non equivocabile.
«Non contestiamo l’evoluzione della professione di biologo. Contestiamo l’idea che la multidisciplinarità possa diventare indistinzione delle competenze. Ogni professione sanitaria ha dignità, storia e responsabilità proprie. La collaborazione tra professioni funziona quando ciascuno porta il proprio sapere, non quando si rende incerto chi sia formato, abilitato e responsabile per fare che cosa».
«Peraltro, il tema della coerenza tra titolo di studio, competenze attribuite e responsabilità professionale non riguarda solo la FNCF. È una questione che attraversa l’intero sistema ordinistico e che merita rispetto, non slogan. Quando si allargano troppo i perimetri professionali, il rischio non è soltanto invadere competenze altrui: è anche indebolire l’identità stessa della professione che si pretende di rafforzare».
«Chiediamo quindi che l’iter non venga raccontato come già concluso e che i passaggi ancora necessari siano utilizzati per correggere le ambiguità del testo. Le attribuzioni generiche devono essere eliminate oppure rigorosamente circoscritte agli aspetti biologici. Non per difendere rendite professionali, ma per tutelare i cittadini, la salute pubblica, l’ambiente e la certezza delle responsabilità».
«La Federazione nazionale degli Ordini dei chimici e dei fisici continuerà a muoversi nelle sedi istituzionali con fermezza e rispetto. Non trasformeremo una questione di diritto pubblico in una disputa scomposta. Ma non accetteremo che un parere venga raccontato come una legge, né che un passaggio preliminare venga comunicato come una vittoria normativa già acquisita. Le norme, prima di essere celebrate, devono esistere».
«Chiediamo norme chiare, competenze coerenti e responsabilità verificabili. Non per una categoria contro un’altra, ma per tutti i cittadini».