Tra il 4 e il 5 novembre 2025 si è tenuto a Baveno (VB), presso il Grand Hotel Dino, il principale evento congressuale italiano per il settore delle piscine. Professione Acqua ha organizzato questo Convegno d’autunno 2025 con un programma dettagliato. Gli esperti intervenuti come relatori hanno affrontato argomenti di grande attualità, come la corrosione dei metalli, la progettazione strutturale delle piscine, le prime linee guida sulle non conformità del telo armato e la delicata questione degli incidenti mortali in piscina con le relative conseguenze civili e penali.
La segretaria della nostra Federazione, dottoressa Francesca Piccioli, già presidente dell’Ordine Regionale della Toscana, è intervenuta il 5 novembre con una relazione riguardante «Le acque di scarico delle piscine». La sua relazione ha evidenziato come le normative ambientali, in particolare il D.Lgs. 152/06 (Testo Unico dell’Ambiente), definiscano in modo rigoroso la gestione dello scarico idrico. L’abbiamo intervistata per saperne di più.
La normativa definisce lo «scarico» come qualsiasi immissione di acque reflue tramite un sistema stabile di collettamento. Qual è l’impatto più significativo di questa definizione sul lavoro quotidiano degli operatori?
«Per i tecnici che li progettano è importante garantire che gli impianti di produzione e il sistema di deflusso dei reflui operino senza interruzioni artificiali e con una continuità funzionale verso il corpo ricettore. Deve inoltre essere garantita la possibilità di effettuare dei prelievi durante il “tragitto” dello scarico per verificare la rispondenza dello stesso ai parametri di legge».
Può chiarire l’importanza della clausola che nel D.P.R. 227/2011 esclude in ogni caso le acque di controlavaggio dei filtri preventivamente trattate da tale assimilazione?
«Il D.P.R. 227/2011 introduceva criteri di assimilazione alle acque reflue domestiche per gli scarichi di determinate categorie di Piccole e Medie Imprese (PMI), con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti amministrativi (come l’autorizzazione agli scarichi, spesso meno restrittiva per le acque domestiche)».
«Tuttavia, il contro lavaggio dei filtri degli impianti di trattamento delle acque di piscina o termali produce un refluo che, per sua natura, è particolarmente concentrato in sostanze inquinanti, quali: solidi sospesi totali (residui solidi filtrati), cloruri, Microrganismi e sostanze organiche che spesso superano i limiti consentiti per l’assimilazione a scarico domestico».
Quali sono le principali sfide che i gestori affrontano nel rispettare i limiti di cloro attivo libero e cloruri, e in che modo le soluzioni tecnologiche (come le celle avanzate a bassa salinità) possono aiutare a rimanere entro i parametri normativi?
«I sistemi di disinfezione a elettrolisi salina tradizionale operano con un’alta concentrazione di sale (4 – 6 grammi per litro, ovvero 4.000 – 6.000 mg/L di cloruri). Le celle avanzate a bassa salinità invece rappresentano la soluzione tecnologica diretta alla sfida dei cloruri, consentendo ai gestori di rientrare nei parametri normativi. Questi sistemi sfruttano elettrodi e rivestimenti di nuova generazione che sono in grado di produrre ipoclorito di sodio (il disinfettante) in modo efficiente anche con concentrazioni di sale molto più basse».
Osservando i valori limite che Lei ha presentato – ad esempio, per il BOD5 e il COD – quali sono i parametri chimici che più frequentemente rappresentano una non conformità, e quali suggerimenti pratici si possono dare ai professionisti per monitorare e adeguare la qualità dello scarico prima dell’immissione?
«Per quanto riguarda gli scarichi derivanti da una piscina, come già accennato i parametri chimici che più frequentemente rappresentano una non conformità troviamo il cloro, i cloruri ma anche il pH nel caso di acque trattate».
Qual è la distinzione operativa più importante tra la gestione dello “scarico” secondo il D.Lgs. 152/06 Parte Terza e la gestione come “rifiuto” secondo la Parte Quarta (che prevede l’assegnazione di codici EER)?
«La distinzione non si basa sulla composizione chimica del refluo in sé, ma sulla modalità operativa di gestione e allontanamento dal sito di produzione. Per smaltire un rifiuto occorre avvalersi di un trasportatore iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella categoria specifica. Lo smaltimento poi dovrà avvenire in impianti autorizzati (discariche, inceneritori, impianti di trattamento chimico-fisico). Il rifiuto inoltre dovrà essere preventivamente caratterizzato e classificato».