Dopo il congresso di Praglia, a Padova, l’Ordine dei Chimici e dei Fisici del Veneto lancia l’allarme per la sicurezza dei professionisti scientifici impegnati nelle verifiche ambientali, nei cantieri e nelle strutture sanitarie. La violenza nei confronti degli operatori della salute travalica i confini dei reparti ospedalieri e colpisce duro anche chi lavora lontano dai riflettori.
Sabato scorso, 24 ottobre, l’Abbazia di Praglia ha ospitato il congresso “Professionisti in sicurezza”. In questo contesto, insieme alle altre rappresentanze del Tavolo Interordinistico socio-sanitario provinciale di Padova, ha aperto un dibattito centrale su una realtà a cui le cronache dedicano raramente spazio. Le minacce non prendono di mira soltanto i medici o gli infermieri a contatto con i pazienti, ma investono in pieno gli specialisti che mettono le proprie competenze scientifiche al servizio della salute pubblica, della sicurezza aziendale e della protezione dell’ambiente.
Nelle strutture sanitarie, chimici e fisici garantiscono quotidianamente l’affidabilità delle cure e la tutela delle persone attraverso mansioni di enorme responsabilità. Questi professionisti dirigono le analisi nei laboratori di chimica clinica, gestiscono la fisica medica, curano la radioprotezione e verificano la qualità delle apparecchiature e delle procedure mediche. Le istituzioni devono quindi assicurare loro condizioni lavorative serene, salvaguardandone il rigore e l’autonomia professionale.
I rischi più insidiosi emergono all’esterno degli ospedali
Ogni giorno, chimici e fisici varcano le soglie di aziende, impianti produttivi, cantieri e laboratori, oppure perlustrano il territorio per conto di enti pubblici e privati. Svolgono indagini, analisi, verifiche tecniche e valutazioni dei rischi volte a prevenire gli incidenti e a tutelare l’ambiente. Le tensioni esplodono soprattutto quando gli esperti individuano irregolarità sul campo, evidenziano situazioni di pericolo, impongono interventi correttivi o rilasciano perizie che scontentano i soggetti sottoposti a verifica.
Di fronte a queste situazioni, i tecnici affrontano intimidazioni, pressioni psicologiche, minacce verbali e attacchi diretti alla reputazione professionale. L’Ordine invita a non sminuire alcun comportamento ostile, anche quando l’episodio non sfocia in uno scontro fisico. Proteggere la sicurezza dei lavoratori non significa difendere soltanto i luoghi di cura, ma richiede un supporto concreto verso chiunque utilizzi indagini scientifiche per prevenire i rischi della collettività. Garantire l’indipendenza del giudizio tecnico permette infatti agli operatori di svolgere le proprie mansioni senza subire condizionamenti o ricatti.
Per invertire la rotta, l’Ordine del Veneto sollecita un cambio di passo culturale che rimetta al centro il rispetto delle competenze scientifiche. I rappresentanti del Tavolo Interordinistico intendono rafforzare la prevenzione dei comportamenti aggressivi, promuovere percorsi formativi per la gestione dei conflitti e offrire tutele adeguate a chi subisce intimidazioni sul campo. Il messaggio emerso dal congresso di Praglia non lascia dubbi: difendere chi cura, chi previene e chi controlla equivale a tutelare il benessere dell’intera società.