La Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici (FNCF) ha espresso una «ferma contrarietà» all’emendamento 1.1000 ed agli analoghi emendamenti relativi al DDL S. 1043 sulle radiazioni ionizzanti.

In una lettera indirizzata al Ministero della Salute, la Federazione contesta in particolare le modifiche che permetterebbero l’accesso diretto alle scuole di specializzazione in Fisica medica agli ingegneri biomedici e clinici, e – se esperti di radioprotezione di terzo grado – anche di svolgere subito l’attività di specialista in Fisica medica. La Federazione sottolinea come non esista attualmente un’equipollenza, equivalenza o equiparazione tra le lauree in Ingegneria biomedica e clinica e quelle in Fisica, evidenziando che tale apertura creerebbe un precedente pericoloso per tutto il sistema sanitario e per la salute dei pazienti, consentendo di fatto a professioni tecniche l’accesso a  specializzazioni sanitarie.

Tra le altre, ma non trascurabile,  la Federazione evidenzia che nell’emendamento è palese una chiara discriminazione nei confronti di chimici e fisici, esperti di radioprotezione di terzo grado, che differentemente dagli ingegneri biomedici e clinici,  anch’essi esperti di radioprotezione di terzo grado, non potrebbero accedere alla scuola di specializzazione in fisica medica o già da subito esercitare talune attività.

«La Federazione esprime non solo profonda contrarietà ma anche preoccupazione per la salute dei pazienti. Per questo, la Federazione ha chiesto al Ministero della Salute di confermare tale contrarietà all’emendamento del relatore e relativi emendamenti su medesimo argomento, valorizzando la necessità e la specificità del laureato in fisica, specializzato in fisica medica ed iscritto all’ordine dei chimici e dei fisici nell’ambito dell’erogazione della determinazione delle dosi di radiazioni da somministrare in ambito diagnostico e terapeutico, a garanzia della sicurezza e della salute del paziente», afferma la presidente della FNCF Nausicaa Orlandi. Si evidenzia oltremodo anche l’incompatibilità della proposta con le raccomandazioni europee che indicano una laurea magistrale in fisica come requisito minimo per lo specialista in fisica medica.

Diverse Società Scientifiche, insieme alla Federazione, hanno congiuntamente portato all’attenzione dei Ministri della Salute e dell’Università e della Ricerca e dei Presidenti delle Commissioni del Senato le loro criticità riguardo al DDL AS1043, esprimendo forte preoccupazione per la sicurezza dei pazienti. Queste società scientifiche condividono le preoccupazioni espresse dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici (FNCF), dall’Associazione Italiana di Fisica Medica e Sanitaria (AIFM), Società Italiana di Fisica (SIF), Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM), Associazione  Italiana di Medicina Nucleare e Immagine Molecolare e Terapia (AIMN), Associazione Italiana di Neuroradiologia Diagnostica e Interventistica (AINR), Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO), Coordinamento dei Direttori delle Scuole di Specializzazione in Fisica Medica (CONDIR) e dal coordinamento dei docenti del SSD PHYS-06/A riguardo all’accesso degli ingegneri biomedici e clinici alle scuole di specializzazione in fisica medica.

Le Società scientifiche sottolineano che la formazione in fisica medica richiede una conoscenza approfondita della fisica delle radiazioni, della meccanica quantistica, della dosimetria e dell’interazione tra radiazione e materia biologica. Competenze che i laureati in Ingegneria biomedica e clinica non possiedono in modo adeguato.

«L’ingegneria biomedica e clinica si basa su un impianto culturale prevalentemente tecnico, profondamente diverso sia nei contenuti della formazione sia negli obiettivi professionali. Non è quindi opportuno che i laureati in questa disciplina accedano alla scuola di specializzazione in fisica medica», hanno dichiarato in una lettera i presidenti delle Società  scientifiche che si occupano della formazione dello specialista in fisica medica. Si ritiene in particolare, che qualsiasi modifica al Titolo XIII del Dlgs 101/2020, che disciplina l’uso delle radiazioni ionizzanti in medicina, rappresenti un «rischio per i pazienti» e quindi per la popolazione.

Differenze fondamentali nelle competenze formative

La Conferenza dei Direttori delle Scuole di Specializzazione in Fisica Medica (ConDir) ha espresso un «parere contrario» alla possibilità di accesso alle Scuole di Specializzazione in Fisica Medica per i laureati in Ingegneria iscritti all’elenco nazionale certificato degli Ingegneri Biomedici e Clinici. ConDir evidenzia le «differenze fondamentali nelle competenze formative» tra i laureati in Fisica e quelli in Ingegneria biomedica e clinica, sottolineando che la prima fornisce una solida base teorico-sperimentale per l’applicazione delle leggi della Fisica alla Medicina, mentre la seconda è prevalentemente orientata a competenze di carattere ingegneristico e tecnico. ConDir contesta anche la proposta di consentire l’accesso diretto al terzo anno della Scuola di Specializzazione agli ingegneri esperti di radioprotezione di terzo grado, in quanto snaturerebbe completamente il percorso formativo.

«La formazione in Fisica Medica non è limitata alla radioprotezione, ma include competenze trasversali che spaziano dalla diagnostica per immagini alla radioterapia e alla medicina nucleare, con un approccio metodologico e clinico che non può essere in alcun modo acquisito con percorsi alternativi quali master o abilitazioni parziali», riporta la presidente di ConDir, Cristina Lenardi. Si chiede inoltre di confermare che l’accesso alla professione sanitaria di Fisico Medico resti riservato ai laureati in Fisica e in possesso del diploma di Specializzazione in Fisica Medica.

Anche il coordinamento dei docenti del SSD PHYS-06/A (Fisica per le scienze della vita, l’ambiente e i beni culturali) ha espresso un «parere negativo» in relazione alla modifica che consentirebbe ai laureati in Ingegneria Biomedica e Clinica l’accesso alle scuole di specializzazione in Fisica Medica. Il coordinamento sottolinea che la scuola di specializzazione in Fisica Medica mira a formare professionisti altamente qualificati con competenze specifiche nella gestione della radioprotezione, nella pianificazione dei trattamenti radioterapici e nella valutazione della dose in medicina nucleare, attività che richiedono una «conoscenza approfondita della fisica delle radiazioni». Viene quindi evidenziata una «differenza culturale» tra la formazione del fisico, orientata alla comprensione teorica dei fenomeni naturali, e quella dell’ingegnere, focalizzata sulla progettazione e lo sviluppo tecnologico.

La Società Italiana di Fisica (SIF) ha ribadito la sua contrarietà alla possibilità di accesso alle Scuole di Specializzazione in Fisica Medica per i laureati in Ingegneria Biomedica e Clinica e all’accesso all’ultimo anno della Scuola di Specializzazione agli ingegneri in possesso dell’abilitazione di esperto di radioprotezione di terzo grado. La SIF sostiene la posizione assunta da ConDir, AIFM e dal Coordinamento dei Professori Universitari del SSD PHYS-06/A. La Società ritiene infatti che l’introduzione di tali modifiche nel D. Lgs. 101/2020 sia in netto contrasto con i contenuti del decreto stesso e ne minerebbe i principi fondamentali relativi alla radioprotezione del paziente, che è competenza specifica dello specialista in fisica medica.

«Voler attribuire compiti di radioprotezione del paziente ad ingegneri biomedici o clinici mina i principi radioprotezionistici del D. Lgs. 101/2020, ed in tal senso quanto proposto non è da considerarsi una mera modifica, ma un sostanziale stravolgimento della legge», riporta la presidente della SIF, Angela Bracco, che avverte su come tale modifica metterebbe a serio rischio la salute dei pazienti radio-esposti, soprattutto nei trattamenti radioterapici.