Siamo ormai giunti a 10 anni dalla scoperta delle onde gravitazionali. L’evento viene celebrato in un video, girato presso l’ex miniera di Sos Enattos in Sardegna, dove l’Italia si è candidata a ospitare il futuro e più avanzato rivelatore di onde gravitazionali, l’Einstein Telescope. La proiezione è avvenuta presso il Planetario di Roma. Il filmato, prodotto col supporto di Sardegna Ricerche, mostra la collisione di due buchi neri e la curvatura dello spaziotempo.

Secondo Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), «quella delle onde gravitazionali è una storia, anzi un’impresa, lunga, difficile e bellissima, iniziata oltre cento anni fa, con una teoria di Einstein inizialmente reputata inverificabile, e ha cominciato a prendere forma cinquant’anni dopo, quando il progresso tecnologico ha reso possibile immaginare e realizzare strumenti capaci di osservare le increspature dello spaziotempo».

Per Roberto Ragazzoni, alla guida dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), «a dieci anni dalla prima rivelazione di onde gravitazionali, abbiamo a disposizione un nuovo cielo da esplorare, che nei prossimi anni promette di svelarci un universo sconosciuto. L’incrocio di questo nuovo cielo con quello già noto ha dato origine alla cosiddetta astronomia multimessaggera, verso cui si orientano le principali attività nella costruzione di infrastrutture dell’Inaf».

Massimo Carpinelli, direttore dell’European Gravitational Observatory, spiega che «celebrare, a dieci anni di distanza, l’annuncio della scoperta delle onde gravitazionali, significa allo stesso tempo ricordare la storia che ci ha condotto a quello straordinario successo e guardare al futuro».