L’industria chimica entra nel 95% dei manufatti che usiamo ogni giorno, eppure spesso lavora nell’ombra. Con le sue 4.100 aziende e oltre 114.000 addetti contati nel 2023, il settore vanta dimensioni d’impresa triple rispetto alla media manifatturiera e dal 2019 al 2023 ha perfino visto l’occupazione crescere del 4,5%. Ma cosa accade davvero sul fronte della salute e della sicurezza? I nuovi dati diffusi dall’Inail ad aprile 2026 tracciano un quadro ricco di sfumature, dove i progressi della prevenzione si scontrano con insidie ancora ben radicate.
Le denunce di infortunio nel 2024 hanno superato quota duemila, per la precisione 2.082, sfiorando i livelli precedenti alla pandemia. I numeri raccontano tuttavia anche una storia di virtuosità. Il comparto mantiene infatti indici di frequenza e gravità decisamente inferiori alla media manifatturiera. Nel triennio 2021-2023 l’Inail ha indennizzato 6,53 infortuni ogni mille addetti della chimica, contro i 12,12 del resto dell’industria, e l’assenza media per infortunio ammonta a 0,68 giornate contro le 1,15 del manifatturiero generico.
L’istituto riconosce positivamente l’80% degli eventi avvenuti in fabbrica e il 67% di quelli successi per strada. Un dato che salta agli occhi riguarda proprio gli incidenti “in itinere”, che i lavoratori subiscono nel tragitto tra casa e luogo di lavoro. Questo tipo di evento pesa per il 23% sul totale degli infortuni chimici, contro un modesto 16% del manifatturiero. Il 2024 ha toccato il picco di 488 denunce per questi incidenti, che nel 92% dei casi maschili e nell’84% di quelli femminili coinvolgono un mezzo di trasporto.
Chi si fa male in fabbrica?
Le statistiche descrivono un identikit preciso: un uomo di 42 anni, impiegato nel Nord Italia. Oltre l’82% degli infortuni si concentra infatti nelle regioni settentrionali, con Lombardia ed Emilia-Romagna che da sole ospitano più di metà della forza lavoro dell’intero settore. Le donne si infortunano soprattutto lavorando alle macchine confezionatrici, mentre gli uomini rischiano di più operando su impianti per la chimica di base o su macchinari per la gomma e la plastica. Le cause variano anch’esse in base al sesso del lavoratore, visto che le lavoratrici inciampano e scivolano il doppio rispetto ai colleghi. Il recupero richiede quasi sempre un’assenza di circa 27 giorni, ma la chimica ha preteso un tributo ben più tragico. Negli ultimi cinque anni 16 uomini hanno perso la vita sul lavoro. Le esplosioni ne hanno uccisi 13, colpendo in modo drammatico le aziende che fabbricano esplosivi, dove si concentra il 75% dei decessi.
Il capitolo delle malattie professionali aggiunge ulteriori elementi di riflessione. L’Inail ha raccolto 186 denunce nel 2024, un numero pari ad appena l’1,2% del totale manifatturiero, ma preoccupante per la tipologia delle patologie. I disturbi all’apparato osteomuscolare dominano le statistiche coprendo il 58,1% dei casi, originati da posture scorrette e movimenti ripetitivi sulle linee di confezionamento. L’esposizione a metalli, polveri e sostanze chimiche fa inoltre impennare del 73,3% i tumori professionali, che oggi rappresentano il 14% del totale e attaccano soprattutto polmoni e bronchi con l’insorgere di mesoteliomi. I medici segnalano anche un raddoppio delle malattie del sistema nervoso, quasi tutte legate alla sindrome del tunnel carpale. L’udito e l’apparato respiratorio registrano invece miglioramenti significativi, con crolli vertiginosi delle patologie correlate. Gli uomini presentano l’82,3% delle malattie, ma le donne si ammalano quasi quanto i colleghi nel ramo dei detergenti e dei cosmetici. Sul piano geografico, il Nord raccoglie il 55,9% delle denunce e la sola Lombardia ne assorbe un quarto.
Per combattere i pericoli invisibili, l’Italia schiera un sistema che unisce la legislazione vigente sulla sicurezza sul lavoro con la normazione tecnica volontaria. La rivista dell’Inail evidenzia l’importanza di strumenti come la norma UNI EN 689:2019, che offre alle aziende un modello armonizzato a livello europeo per valutare l’esposizione dei lavoratori alle sostanze inalate. Dal 2024 i professionisti hanno a disposizione anche il Manuale UNICHIM 208, una guida operativa che aiuta a compiere le scelte metodologiche richieste dalla norma europea rispettando il Testo unico per la sicurezza. Applicando rigorosamente questi standard, l’industria chimica punta ad allinearsi alle scoperte scientifiche più recenti e a blindare la salute di chi ogni giorno maneggia le molecole del nostro futuro.