Il 23 giugno il Consorzio Nazionale Oli Usati (CONOU) ha presentato il suo Rapporto di Sostenibilità 2025 a Roma presso Palazzo Brancaccio. Il Consorzio condividerà i risultati e le sfide che ci attendono in merito alla realizzazione di una economia circolare in armonia e alla sostenibilità ambientale. Il mondo brucia risorse a un ritmo spaventoso e ogni dodici mesi estraiamo oltre centosei miliardi di tonnellate di materie prime, mentre la percentuale di ciò che recuperiamo scivola inesorabilmente verso il basso.
Davanti a questo scenario Riccardo Piunti, presidente del CONOU, lancia un monito categorico sul Sole 24 Ore del 17 giugno: «l’economia circolare non è più una scelta accessoria. È una necessità». Abbandonare il vecchio schema dell’usa e getta significa infatti tagliare i consumi di energia e blindare le nostre filiere produttive contro i capricci della geopolitica e dei mercati esteri.
Trasformare gli scarti in risorse
Trasformare uno scarto in una nuova risorsa utile rappresenta però un’operazione di precisione chirurgica, perché i rifiuti nascondono insidie, impurità e veleni. Il consorzio degli oli minerali usati tocca con mano questa realtà ogni singolo giorno, studiando e purificando sostanze estremamente pericolose per farle tornare a nuova vita e raggiungendo tassi di circolarità vicini alla perfezione. I nemici invisibili da isolare portano oggi i nomi di Pfas o di vecchi incubi industriali come il Ddt. Rintracciare minacce microscopiche fino alla singola parte per trilione richiede macchinari d’avanguardia e, soprattutto, menti brillanti.
Qui entra in gioco un eroe inaspettato, poiché l’autore riporta sotto i riflettori una figura professionale che l’immaginario collettivo considerava ormai un reperto storico: il chimico. Questi scienziati possiedono la chiave unica per decifrare la materia, capire esattamente cosa possiamo recuperare e scindere in sicurezza i legami tossici. Accanto a loro servono profili eclettici, talenti capaci di leggere enormi moli di dati e tracciare ogni movimento dei materiali per monitorare il reale impatto sull’ambiente.
Cercasi disperatamente figure professionali
Il vero dramma contemporaneo prende tuttavia forma nelle aule universitarie. Mentre il tessuto produttivo cerca disperatamente queste competenze tecniche, i diplomati snobbano le facoltà scientifiche. I numeri del Ministero dell’Università fotografano un crollo delle iscrizioni a chimica pari al ventiquattro per cento nell’arco di pochissimi anni. Questo abisso numerico rischia di far deragliare lo sviluppo di tutta la transizione ecologica. Senza mezzi termini, Piunti ribadisce che «il chimico è indispensabile nei laboratori e negli impianti, nei consorzi e nelle imprese, ma anche (se non soprattutto) nella Pa».
Dobbiamo smettere di promuovere l’ecologia solo a chiacchiere e iniziare concretamente a formare le truppe che dovranno organizzare il lavoro del futuro, rendendo le materie tecnico-scientifiche nuovamente attraenti per i ragazzi. Solo chi guarda davvero dentro la struttura intima delle cose riesce a valorizzarle, un concetto che il presidente riassume alla perfezione scomodando persino la celebre Antologia di Spoon River: «solo un chimico può dire che cosa uscirà dalla combinazione di fluidi o di solidi».