Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica, torna in libreria con un saggio che promette di rendere accessibile la complessità del mondo che ci circonda. Il volume, intitolato Le simmetrie nascoste. Perché la fisica è alle radici dell’intelligenza artificiale di oggi e di domani, scritto con la collaborazione di Anna Paris ed edito da Rizzoli, si pone un obiettivo ambizioso: far percepire al lettore il “gusto” e il “profumo” della ricerca scientifica. Durante la presentazione al teatro Quirino di Roma, l’autore, intervistato da Serena Dandini, ha sottolineato l’importanza di mostrare il funzionamento interno della scienza per accrescere la fiducia del pubblico verso di essa.

Dandini descrive l’opera ma come un viaggio verso universi sconosciuti in compagnia di un amico. Parisi conferma così la sua straordinaria capacità divulgativa trasformando la fisica in una materia pop. Il libro traccia un filo rosso che parte dalla fisica statistica dell’Ottocento e arriva fino alle moderne reti neurali. Parisi affronta il tema della complessità con una citazione letteraria, parafrasando l’incipit di Anna Karenina: se i sistemi semplici si somigliano tutti, ogni sistema complesso è complesso a modo suo. Per decifrare questa natura, i fisici cercano le «simmetrie», ovvero quelle trasformazioni che si possono applicare senza alterare il sistema stesso.

Queste teorie fisiche costituiscono le fondamenta dell’odierna intelligenza artificiale, che il Nobel definisce un’intelligenza «disincarnata», fatta di parole. Tuttavia, lo scienziato invita alla cautela. Sebbene l’IA rappresenti una scoperta straordinaria, Parisi mette in guardia dai rischi di delegare totalmente la comprensione del mondo agli algoritmi e sottolinea la necessità di continuare a ragionare con la propria testa.

L’analisi di Parisi tocca anche temi politici e sociali urgenti. Egli esprime preoccupazione per il monopolio delle informazioni detenuto da poche aziende private e invoca una conoscenza condivisa. La sua proposta guarda all’Europa: il continente deve recuperare il terreno perduto e istituire un centro pubblico europeo per le ricerche sull’intelligenza artificiale, seguendo il modello virtuoso del CERN. Solo così la ricerca potrà rimanere libera e democratica, evocando la poetica complessità di un volo di storni.