La Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici esprime soddisfazione per il deposito, nell’ambito dell’esame del disegno di legge AS1706 di conversione del decreto-legge n. 159/2025 su salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, di due emendamenti presentati dalla Federazione lo scorso 13 novembre, in audizione alla Commissione Affari sociali del Senato.

L’attenzione riservata al contributo tecnico-scientifico dei chimici e dei fisici nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro rappresenta un segnale importante di riconoscimento del ruolo delle professioni nella prevenzione del rischio e nella tutela della salute dei lavoratori.

La prima proposta emendativa n. 17.28 (Murelli, Minasi, Cantù), prevede che la valutazione del rischio per agenti cancerogeni e mutageni venga ancorata a dati analitici oggettivi, basati su certificati di analisi chimica, e non più solo su stime teoriche o su parametri indiretti. Si tratta di un passaggio di rilievo per la tutela dei lavoratori, perché rende strutturale il ricorso a misure quantitative di esposizione, condizione essenziale per definire correttamente le misure di prevenzione, i dispositivi di protezione e i protocolli di sorveglianza sanitaria. «Il rischio chimico, soprattutto quando parliamo di agenti cancerogeni e mutageni, non può essere affrontato senza numeri, metodi analitici validati e competenze specialistiche quali quelle del chimico» evidenzia il Presidente Orlandi della Federazione. «La proposta di basare la valutazione del rischio su certificati di analisi chimica è un passo avanti concreto: rende più trasparente il processo valutativo, rafforza il diritto dei lavoratori a una protezione effettiva e valorizza il contributo dei professionisti sanitari chimici nei processi di prevenzione».

Il secondo intervento, l’emendamento 5.57 (Murelli, Minasi, Cantù), prevede un ampliamento dell’elenco dei titoli di studio che consentono l’accesso ai ruoli di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) riconoscendo, tra i percorsi abilitanti, le classi di laurea triennale e magistrale dei chimici. In coerenza con l’impianto dell’articolo 32, ciò comporta per questi professionisti l’esonero dai corsi generalisti di base previsti per l’assunzione dell’incarico di RSPP, evitando duplicazioni formative e valorizzando le competenze universitarie già fortemente specialistiche in materia di rischio chimico e valutazione della sicurezza.

«L’emendamento propone di correggere una distorsione che penalizza i laureati in discipline chimiche, costretti a frequentare percorsi formativi ridondanti rispetto al proprio profilo– sottolinea la FederazioneSi va nella direzione di un sistema più efficiente, coerente con i percorsi formativi di tutti i laureati in discipline scientifiche, che chiede formazione aggiuntiva dove serve davvero, senza sprecare risorse e tempo ma innalzando la qualità complessiva della prevenzione nelle aziende».

Per la Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici, i due emendamenti vanno letti in modo complementare: da un lato si riconosce formalmente l’idoneità dei percorsi formativi dei chimici per ruoli chiave nella gestione della sicurezza; dall’altro si rafforza l’apparato normativo sulla valutazione dell’esposizione a sostanze cancerogene e mutagene, introducendo strumenti tecnici più rigorosi e misurabili. «Ci auguriamo che questi interventi vengano sostenuti nel prosieguo dell’iter – conclude la Federazione – La sicurezza sul lavoro, in particolare per quanto riguarda il rischio chimico, richiede norme chiare e competenze qualificate. Le proposte vanno esattamente in questa direzione, mettendo al centro la qualità scientifica delle valutazioni e la protezione reale della salute dei lavoratori».