Il tragico incidente sul lavoro avvenuto il 13 agosto a San Vito Lo Capo impone una seria riflessione sulle criticità che ancora caratterizzano la gestione del rischio negli ambienti confinati e sospetti di inquinamento.

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici nell’esprimere pronfondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime, richiama la necessità di una rigorosa applicazione del quadro normativo vigente e di una prevenzione fondata su adeguate competenze tecniche e scientifiche.

La dinamica degli eventi è tuttora al vaglio delle autorità competenti e non consente di formulare conclusioni sulle cause e sulle eventuali responsabilità. Le informazioni disponibili richiamano tuttavia uno scenario di rischio noto negli impianti di depurazione e trattamento delle acque: la possibile presenza o formazione di atmosfere pericolose, anche per accumulo di idrogeno solforato (H₂S). Nei processi di degradazione della materia organica, infatti, lo sviluppo di gas tossici e asfissianti costituisce un rischio conosciuto e prevedibile.

Esiste pertanto la necessità di integrare stabilmente le competenze scientifiche e analitiche nei protocolli di sicurezza e manutenzione, dando concreta attuazione, tra l’altro, all’articolo 66 del D.Lgs. 81/2008 e alle disposizioni del D.P.R. 177/2011 in materia di ambienti confinati o sospetti di inquinamento.

Gli incidenti degli ultimi anni confermano, purtroppo, la ripetitività di queste dinamiche.
Basti ricordare i cinque lavoratori deceduti nel 2024 a Casteldaccia e altri gravi incidenti verificatisi negli anni in contesti analoghi.

Questi eventi dimostrano come la gestione del rischio negli ambienti confinati non possa prescindere da un approccio chimico-fisico rigoroso. Prima dell’accesso occorre individuare le sostanze che possono essere presenti o generarsi, valutare le possibili reazioni chimiche e biologiche, conoscere i processi e i materiali presenti e verificare l’efficacia della ventilazione.

La verifica strumentale dell’atmosfera, effettuata prima dell’accesso e accompagnata dal monitoraggio durante le lavorazioni quando necessario, costituisce quindi uno degli elementi fondamentali della prevenzione. Un’atmosfera risultata sicura al momento dell’ingresso può infatti modificarsi durante l’attività per effetto della movimentazione di fanghi o residui, dell’apertura di condotte, di processi biologici o di variazioni della ventilazione.

In questo contesto assume particolare rilevanza la competenza del Chimico: non si tratta soltanto di effettuare una misura, ma di sapere cosa ricercare, perché ricercarlo, come effettuare e interpretare le misurazioni e come prevedere l’evoluzione dell’atmosfera durante il lavoro.

Garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro significa quindi sostituire l’approssimazione con la competenza e l’evidenza scientifica. Solo attraverso una corretta valutazione preventiva, procedure adeguate, monitoraggio dell’atmosfera, formazione e addestramento, pianificazione dell’emergenza e il coinvolgimento delle necessarie competenze professionali sarà possibile prevenire il ripetersi di eventi la cui dinamica di rischio è, purtroppo, già ampiamente conosciuta.

di Giuseppe Tringali

Componente del Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici