Dalla fisica nucleare alla magia del racconto. La dottoressa Angela Daniela Coniglio è una fisica medica esperta di radioprotezione con una carriera di alto profilo, che spazia dal Ministero della Salute alla ricerca d’avanguardia presso l’ENEA. Attraverso il progetto Instagram @lasignoraconiglio e la collana di libri Favole di Scienza (Wordmage Edizioni), ha trasformato concetti complessi come l’atomo e i raggi X in narrazioni accessibili per i più piccoli. In questa intervista, ci spiega come stimolare la curiosità e il sorriso possa avvicinare le nuove generazioni alla scienza, trasformandola in uno strumento di libertà contro pregiudizi e disuguaglianze. L’abbiamo intervistata per saperne di più.

Qual è stata la motivazione principale che l’ha spinta a dedicarsi anche alla divulgazione scientifica, in particolare attraverso la sua pagina Instagram e la pubblicazione di libri per ragazzi come Favole di Scienza?

«La paura e il senso di incertezza e smarrimento che ho provato durante la pandemia mi hanno spinta alla ricerca di nuovi punti saldi, ritrovati nel mio percorso da studiosa. È stato lungo il viaggio per diventare una fisica e l’impegno nel perseguire tale obiettivo mi aveva indotto a dimenticare perché avessi scelto quella strada. Rovistando nella scatola della memoria ho ritrovato l’antica passione per la scienza e nel perseguire il metodo scientifico. Ho pensato quindi che condividere la fortuna di aver imparato a ragionare con rigore, avrebbe aiutato me e tanti altri ad uscire dal buio dell’impotenza». 

«Così ho iniziato a parlare del mio lavoro, di ciò che conoscevo meglio, con un tono semplice e informale. Nel frattempo l’essere mamma mi stimolava ancora di più nel trovare nuove vie di comunicazione. La lettura serale di fiabe e racconti ci univa sempre di più e la stanchezza della sera anche semplicemente nel tenere un libro fra le mani, mi aiutava a immaginare personaggi per la nanna. L’incontro fra l’arte di raccontare storie e la passione per la scienza ha dato vita al progetto “Favole di Scienza”».

Il suo progetto Favole di Scienza utilizza l’allegoria e personaggi come il Signor Atomo e la Signora Scienza per rendere la fisica, spesso percepita dagli adulti e dai bambini come “ostica e complicata”, più accessibile. Potrebbe spiegarci come questo approccio narrativo può portare poi ragazzi e ragazzi a comprendere i concetti più complessi?

«A mio modesto parere le materie scientifiche sono ancora troppo distanti dalla realtà quotidiana che può vivere un bambino, anche molto piccolo. Forse perché noi adulti siamo convinti che per parlare di scienza ai più piccoli sia necessario un certo livello di preparazione di chi ascolta e che alcuni concetti possano essere sviluppati solo con un’opportuna spiegazione o sperimentazione. Credo sia vero in parte, perché materie ritenute ostiche come la fisica, la chimica, possono essere veicolate ai più piccoli attraverso un approccio comunicativo che nasconda in qualche modo l’intento didattico, facendo leva nei loro sentimenti e nelle loro emozioni. Il Signor Atomo in fondo è un signore minuscolo e rotondo che si credeva unico e indivisibile, ma con l’aiuto dei suoi amici (i fisici che contribuirono a gettare le basi delle conoscenza delle leggi della fisica quantistica) si guarderà meglio dentro e scoprirà di non essere indistruttibile e di avere un cuore con dei canditi che gli girano attorno». 

«Proprio pochi giorni fa ho ricevuto da un maestro della scuola primaria, che ha letto in classe il libro “Favole di Scienza” , le risposte alla domanda “cosa c’è dentro l’atomo?”. Ve ne riporto alcune “dentro l’atomo ci sono: cuoricino piccolo ma forte, il nucleo e gli elettroni, i canditi”, “[…] dentro l’atomo ci sono i canditi cioè gli elettroni che se li guardi sono immobili e se non li guardi prendono forma di nuvolette” . Questi bambini hanno dimostrato di aver accolto il principio di indeterminazione e compreso le regole del piccolo mondo senza sconvolgersi più di tanto. Nessun adulto lo farebbe mai».

Lei è un’esperta di radioprotezione e il suo lavoro la vede in prima linea al servizio della salute di tutti. Visto che i suoi contenuti trattano esplicitamente la domanda se “le radiazioni fanno bene o fanno male?”, come ritiene che si possa educare il pubblico, specialmente i bambini, ad avere “rispetto” dei raggi invisibili senza generarne “paura”, come suggerito nel racconto sul Dottor X?

«Il Dottor X è un personaggio a metà tra un medico e un fisico (vuole ricordare Wilhelm Konrad Roentgen) e ama curare i suoi piccoli pazienti, di nome Alfa, Beta e Gamma (Alfa è una bambina paffuta ma decisa, Beta è un po’ dinoccolato, Gamma è la più veloce di tutti). Lui ha un grande desiderio, quello di vedere dentro il loro corpo per curarli prima e meglio. L’entusiasmo per la scoperta dei raggi X non esime però il Dottor X, un vero comunicatore, dall’informare i suoi giovani pazienti sui rischi, diremmo noi, che questi possono comportare. Con questa narrazione ho voluto ricordare che il pubblico deve sempre ricevere informazioni chiare e soprattutto, laddove si stia comunicando circa un possibile rischio, questo non deve essere mai sminuito, negato, nascosto». 

«È importante tenere sempre conto delle percezioni, delle esperienze, dei valori, atteggiamenti e motivazioni dei destinatari della comunicazione ed ammettere i limiti e le incertezze del sapere disponibile. I bambini poi dovrebbero avere familiarità nel pensare a qualcosa di “buono” per il quale, allo stesso tempo, mostrare rispetto. In fondo è la base dell’educazione e del vivere in gruppo. E’ un costrutto dell’adulto quello di accomodarsi a volte da un lato della storia».

Secondo la sua esperienza, in che modo la conoscenza e la metodologia scientifica, come quella promossa da figure storiche citate nel libro come Galileo Galilei, possono fungere da valido strumento contro la violenza, la prepotenza, la disuguaglianza, e liberandoci  dai pregiudizi?

«La storia della Signora Scienza racconta di un’anziana signora dall’aspetto strampalato alla quale, nonostante il suo particolare modo di apparire, tutti davano ascolto. Ma ad un certo punto la spensieratezza e la serenità di quel paese lasciò spazio all’ombra dell’ignoranza. Nessuno si accorse che la Signora Scienza era sparita. Solo un bambino, di nome Galileo, capì che quel tempo buio era dovuto all’assenza della Signora Scienza e così iniziò a cercarla». 

«Tutte le volte che mi sento distante da alcune persone comprendo che la prima grande differenza tra loro e me risiede nel credere, o meno, che i propri pensieri godano del diritto dell’oggettività. Studiare le scienze implica prima di tutto avere quella forma mentis per comprendere che il nuovo, o il diverso, non spaventa, perché va solo compreso, che tutti i sistemi tendono all’equilibrio e permangono in quiete se indisturbati, che posso sviluppare un giudizio solo dopo aver formulato un’ipotesi e una tesi. Tradotto in altri termini, ciò significa rispettivamente che ho imparato a non aver paura del diverso, che prevaricare è contro natura, che il pregiudizio ostacola l’evoluzione. Spero che queste letture possano divertirvi ma soprattutto possano facilitarvi nel ritagliare un tempo di qualità da trascorrere con i vostri bambini e ragazzi».

«Vorrei ringraziare Valentina Li Castri di Wordmage Edizioni e Davide e Daniele Bruno per il supporto a Favole di Scienza e la Presidente, dott.ssa Nausicaa Orlandi, per aver apprezzato l’impegno nel realizzare questo piccolo ma grande progetto».